La scuola militarizzata. Per Governo Meloni, studenti e docenti
sono un problema di ordine pubblico
USB Scuola condanna con forza la direttiva congiunta dei ministri Valditara e Piantedosi
che, dietro la retorica rassicurante e demagogica della sicurezza e del rispetto delle
regole, accelera la svolta autoritaria e repressiva nella scuola pubblica statale.
Questa direttiva segna un passaggio politico chiarissimo: la scuola non è più considerata
un luogo di formazione, emancipazione e crescita critica, ma viene trattata come uno
spazio da sorvegliare, un ambiente potenzialmente pericoloso da sottoporre a controllo
poliziesco.
È una visione che rovescia i principi costituzionali e snatura radicalmente la funzione della
scuola pubblica statale.
L’ipotesi di inserire gli istituti scolastici nei piani di controllo del territorio, l’attivazione di
controlli mirati e persino l’uso di metal detector agli ingressi rappresentano una
militarizzazione inaccettabile degli spazi educativi. Non siamo di fronte a misure di
prevenzione, meno che mai a investimenti per risolvere gli annosi problemi strutturali della
USB P.I. Scuola – Via dell’Aeroporto 129 – Roma –mail: scuola@usb.it
scuola, ma a una strategia di gestione repressiva del disagio sociale, scaricata ancora una
volta su studenti, studentesse, personale scolastico e dirigenti.
È particolarmente grave infatti il ruolo attribuito ai dirigenti scolastici, trasformati di fatto in
snodi di segnalazione e richiesta di intervento delle forze dell’ordine, esponendoli a
pressioni, responsabilità improprie e a un conflitto insanabile con lavoratrici, lavoratori e
famiglie. Un’operazione che tenta di normalizzare l’idea che la sicurezza venga prima dei
diritti, e l’ordine prima dell’educazione.
Il Governo continua deliberatamente a non intervenire sulle cause reali del disagio: classi
sovraffollate, organici insufficienti, precarietà strutturale, assenza di presidi socio-educativi,
povertà materiale e culturale, smantellamento dei servizi territoriali.
Di tutto questo, nella direttiva, non c’è traccia. Al loro posto, arrivano pattuglie, controlli e
dispositivi di sorveglianza.
USB Scuola respinge questa impostazione securitaria e stigmatizzante che colpisce in
particolare le scuole dei territori più fragili, contribuendo a rafforzare meccanismi di
esclusione, criminalizzazione e selezione sociale. La scuola non può diventare il
laboratorio di una nuova dottrina dell’ordine pubblico applicata ai giovani.
Non accettiamo una scuola ridotta a spazio di contenimento. La sicurezza vera si
costruisce con diritti, investimenti, inclusione, libertà di insegnamento e partecipazione
democratica, non con l’intervento repressivo dello Stato.
USB Scuola invita tutte e tutti a vigilare, a non normalizzare questa deriva e a respingere
ogni tentativo di trasformare la scuola pubblica statale in un avamposto securitario.
Difendere la scuola oggi significa difendere la democrazia, contro un Governo che
risponde al disagio sociale non con giustizia e diritti, ma con controllo e repressione.
da Admin